Prestazione Occasionale e Disoccupazione – Guida

I contratti di collaborazione occasionale o di prestazione occasionale sono attività a metà tra lavoro autonomo e lavoro dipendente e consistono nella possibilità concessa a un soggetto di prestare la sua preparazione, le proprie capacità per un soggetto committente, fermi restando limiti temporali e reddituali.

Si pensi a una casalinga, a uno studente, un disoccupato, che collaborino occasionalmente con una o più società per cercare di guadagnare piccole somme di denaro nel corso dell’anno o a un lavoratore dipendente, che cerca di arrotondare lo stipendio, percependo un qualcosa in più.

Chiediamoci, a questo punto, se sia possibile da un punto di vista formale essere titolari di un contratto di collaborazione occasionale, percependo il sussidio di disoccupazione, denominato con la riforma Fornero ASPI o Mini ASPI. Si tratta di una tutela estesa oggi a tutta la platea dei disoccupati, cercando di mettere una pezza alla vecchia legislazione, che lasciava scoperti molti lavoratori dipendenti licenziati dalle aziende.

Tuttavia, a causa dell’assenza di fondi sufficienti per garantire a tutti una tutela effettiva contro lo stato di disoccupazione, sono stati posti limiti stringenti all’utilizzo di questi nuovi sussidi. Formalmente, infatti, l’ASPI non può più essere percepita, se il disoccupato trova un lavoro dipendente, anche occasionale di tipo accessorio, un lavoro a progetto o un lavoro autonomo con partita IVA.

Pertanto, se un disoccupato volesse svolgere una prestazione occasionale, perderebbe il diritto a percepire l’ASPI. Per fortuna, però, l’Inps ha pensato bene di concedere un minimo di tutela per i soggetti titolari di contratti di collaborazione occasionale fino a 3.000 euro netti all’anno. Per questi, infatti, il diritto all’ASPI non decade, riconoscendosi che si tratterebbe di un’attività del tutto provvisoria e insufficiente a garantire la sopravvivenza del disoccupato, che nei fatti rimane in questa condizione.

Quindi, fino a 3000 euro netti all’anno si possono svolgere attività di collaborazione occasionali, senza perdere il diritto al sussidio. Considerando che questi contratti sono assoggettati a una ritenuta d’acconto del 20%.

I contratti di collaborazione occasionale non versano i contributi previdenziali, sempre che che il collaboratore non svolga con lo stesso committente più di 30 giorni lavorativi nell’arco dell’anno solare e non percepisca complessivamente, tenendo conto della somma delle diverse eventuali collaborazioni con committenti diversi, più di 5.00 euro netti nel medesimo periodo. Superato anche solo uno di questi limiti, il contratto viene trattato non più come occasionale, ma come una prestazione a progetto, gravata dal pagamento dei contributi previdenziali.