Prestazione Occasionale

La prestazione occasionale è una tipologia lavorativa molto diffusa, su questo sito proponiamo informazioni utili su questo argomento.

Immaginate di essere uno studente, una casalinga o un lavoratore dipendente e di godere di conoscenze o abilità, e che una certa azienda vi richieda in via del tutto occasionale una collaborazione. Esempio, una società ricerca un giovane studente o lavoratore, in grado di creare un sito web. A rigore, si tratterebbe di una prestazione, che richiederebbe l’apertura della partita IVA con tutte le conseguenze sul piano burocratico e fiscale che tale scelta comporta. Ovviamente aprire partita IVA per una singola collaborazione non è conveniente.

Per questo, il legislatore ha previsto il contratto di collaborazione per prestazioni occasionali, incentivandone il ricorso, o meglio, prevedendo esenzioni fiscali fino a certi limiti. In effetti, il collaboratore potrà svolgere una prestazione non subordinata nei confronti dello stesso committente per un periodo massimo di trenta giorni nell’arco dell’anno solare. In realtà, egli potrà lavorare anche con diversi committenti nello stesso anno, con ciascuno dei quali non dovrà essere sforato il tetto massimo di trenta giorni.

Quindi, poniamo che Tizio collabora occasionalmente con la società Alfa, con Beta e con Gamma. Complessivamente, potrà svolgere una prestazione fino a un massimo di 90 giorni in tutto, ovvero 30 al massimo per ciascun committente.

Allo stesso tempo, esiste anche un tetto per il compenso. Al netto, il collaboratore potrà percepire nell’anno solare 5000 euro all’anno. Attenzione, in questo caso, il tetto è complessivo e non si riferisce al singolo committente. Nell’esempio di cui sopra, le società committenti Alfa, Beta e Gamma potranno versare insieme fino a 5000 euro netti all’anno. Dunque, per ipotesi, Alfa potrà corrispondergli 1500 euro netti, Beta 3000 e Gamma 500.

Vediamo osa succede, se il collaboratore supera almeno uno dei due tetti fissati dalla legge per definire occasionale la sua prestazione, ossia se sfora i trenta giorni con almeno un committente o il compenso massimo complessivo dei 5000 euro netti all’anno. La collaborazione non è più definibile legalmente come occasionale, ma diventa collaborazione a progetto. Questa ha come conseguenza il fatto che il collaboratore dovrà iscriversi alla gestione separata dell’Inps e versare i relativi contributi sui compensi percepiti al di sopra del tetto dei 5.00 euro netti annui, qualora questi siano stati percepiti in virtù di una collaborazione occasionale.

Nel caso di una collaborazione a progetto, i contributi previdenziali da versare all’Inps sono per 2 terzi a carico del committente e per un terzo a carico del collaboratore. Nella normalità dei casi, però, è lo stesso committente che si occupa dei versamenti da un punto di vista burocratico, anche al fine di agevolare le collaborazioni, sgravandole dagli adempimenti cartacei.

Tornando alla collaborazione occasionale, essa è anche nota come collaborazione con la ritenuta del 20%. Questo, perché il committente è tenuto per legge a applicare al pagamento una ritenuta fiscale a titolo di acconto del 20%, che dovrà versare al Fisco. Dunque, se un collaboratore ha pattuito un compenso lordo di 3000 euro per la gestione temporanea di un sito con l’azienda Alfa, questa gli verserà al netto 2400 euro, perché è tenuta a trattenergli il 20%.

A sua volta, il collaboratore dovrà redigere e inviare al committente una ricevuta numerata progressivamente nella quale risulteranno i dati identificativi del collaboratore e del committente, oltre al periodo in cui è avvenuta la collaborazione.

La ricevuta va firmata e inviata al committente, anche se è consuetudine che sia lo stesso committente a predisporre la ricevuta, che il collaboratore si limiterà a leggere e a firmare e, infine a rispedire.

Il collaboratore avrà anche l’onere di comunicare al committente, quando avrà superato il tetto massimo dei compensi erogabili esentati dagli oneri previdenziali.

Si faccia attenzione a un dato, per semplificare, un collaboratore occasionale, che non percepisca altri compensi, potrebbe non essere obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi se ha guadagnato nell’anno fino a 4800 euro lordi. Tuttavia, è sua assoluta convenienza fare la dichiarazione, perché così potrà farsi rimborsare dal Fisco le imposte versate tramite il committente o i vari committenti, a titolo di ritenuta d’acconto. Nel caso, per esempio, proprio dei 4800 euro lordi, egli avrà versato allo stato 960 euro, 4800 x 0,20, importo a credito che gli sarà rimborsato, ma che senza la dichiarazione dei redditi, se non obbligatoria, si tratterrebbe l’amministrazione finanziaria e andrebbe perso dal contribuente.

La prestazione occasionale è quindi uno strumento importante.