Dipendente Pubblico e Prestazione Occasionale

Il dipendente pubblico è un lavoratore che presta la propria attività alle dipendenze dello stato, in una delle sue branche amministrative. Parliamo di addetti ministeriali, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, insegnanti, medici, infermieri, personale tecnico-amministrativo nelle scuole, dipendenti comunali, regionali.

La domanda che ci poniamo in questo articolo e alla quale cercheremo di rispondere è se un dipendente pubblico possa o meno intraprendere anche altre attività. Iniziamo subito con il dire che la Costituzione italiana fissa il principio di esclusività del rapporto di lavoro pubblico, in ossequio ai principi di imparzialità e del buon andamento dell’attività amministrativa.

Tale limitazione nasce dall’esigenza avvertita dai padri costituenti di impedire che nascessero conflitti di interesse all’interno della Pubblica Amministrazione o che un dipendente pubblico non si dedicasse con la dovuta attenzione alla propria attività alle dipendenze dello stato, distratto da altro.

Solo per capirci di cosa parliamo. Ipotizziamo che un funzionario comunale, che ha il compito di valutare i permessi edilizi, lavorando nell’apposito ufficio tecnico, svolga anche l’attività di costruttore. Il conflitto di interesse sarebbe automatico: egli potrebbe rilasciare o meno il permesso, tenendo più in considerazione il proprio profitto privato che non l’interesse generale. Si immagini che un preside di un istituto si dedicasse alla professione di giornalista, tale da non potere svolgere al meglio la sua attività principale, dovendosi assentare durante l’arco della giornata per realizzare interviste, articoli, spostarsi. Di questi esempi di questo tipo potrebbero farsene centinaia.

Per questo, quindi, il contratto di lavoro del pubblico impiego vieta che il dipendente possa svolgere anche altre mansioni, al di fuori della Pubblica Amministrazione.

Ci chiediamo adesso se lo stesso vale, però, anche per una prestazione occasionale. Per iniziare, precisiamo che per prestazione occasionale si intende un’attività svolta in via non continuativa e in favore di un soggetto committente. L’aspetto positivo di questa forma di collaborazione è che non necessita l’apertura della partita IVA, nonostante si configuri quale attività di mezzo tra il lavoro dipendente e quello autonomo. Inoltre, sul compenso percepito, il collaboratore occasionale non dovrà versare i contributi previdenziali, così come non è tenuto a farlo nemmeno il committente.

Di fatto, questa tipologia, che è stata consentita con la Legge Biagi del 2003, consente a giovani, studenti e lavoratori dipendenti di percepire qualche reddito extra, di farsi qualche spicciolo, senza doversi preoccupare delle incombenze burocratiche e senza dovere rinunciare all’attività svolta in via principale. In genere, parliamo di persone che mettono a disposizione di altri le proprie conoscenze o abilità. Si pensi a un ristoratore o a un semplice appassionato di cucina, che potrebbe collaborare con una rivista cartacea o online per la pubblicazione di alcune ricette.

Le prestazioni occasionali presentano un doppio limite, oltre il quale si configurano quale collaborazioni continuative e vengono assoggettate a una differente disciplina contributiva, essendo soggetti al versamento dei contributi in forma ridotta, rispetto a quanto dovuto su un compenso da lavoro dipendente, essendo anche richiesta la registrazione del collaboratore non più occasionale alla Gestione Separata dell’Inps.

I limiti che non vanno travalicati sono due, non si possono svolgere più di 30 giorni lavorativi nell’arco dell’anno solare per lo stesso committente; non si possono percepire complessivamente nell’anno più di 5000 euro. Attenzione, i 30 giorni di cui sopra valgono verso lo stesso soggetto committente, ma se il collaboratore svolgesse nell’anno diverse collaborazioni con altrettanti committenti, il limite dei 30 giorni può essere superato complessivamente, fermo restando che non può essere sforato per ciascuna committenza. Al contrario, il compenso massimo lordo vale verso tutti i committenti e il collaboratore ha il dovere di informare il soggetto per il quale presta attività del superamento di tale tetto con l’erogazione del compenso pattuito.

Detto ciò, le prestazioni occasionali non possono essere svolte da coloro che sono iscritti agli albi per le materie oggetto della loro iscrizione e dai dipendenti pubblici, ai quali, quindi, viene fatto divieto anche di praticare attività occasionali.

Ne consegue che alla domanda sopra posta, la risposta sia di no. Il dipendente pubblico non può svolgere prestazioni occasionali. In realtà, esiste un piccolo spazio possibile, se il dipendente pubblico lavora part time, egli può essere titolare di collaborazioni occasionali, purché esse non contrastino con i principi di imparzialità e di buon andamento dell’attività amministrativa, che sono obblighi costituzionali.

Si consiglia, tuttavia, di rivolgersi a un consulente del lavoro, nel dubbio, oppure di verificare le condizioni contrattuali che si sono accettate con la firma all’atto dell’assunzione e che possono essere modificate dagli accordi sindacali di categoria, nel corso dei negoziati tra le parti.

In alcuni casi, in effetti, tale divieto suona come anacronistico e non consente ingiustamente a un dipendente pubblico di potere arrotondare con una prestazione occasionale, che magari non interferirebbe affatto con la sua attività principale, in termini di tempo dedicato e in base all’oggetto della prestazione.