Limiti di Utilizzo per la Prestazione Occasionale

La prestazione occasionale è un’opportunità lavorativa che è stata introdotta dalla legge n.30/2003, nota anche come Legge Biagi. Essa consiste in un’attività di lavoro autonomo, non soggetta a vincoli di subordinazione verso un soggetto committente.

Si immagini, per esempio, a uno studente, che per guadagnare qualcosa e mantenersi agli studi offre le sue conoscenze e capacità a una società informatica o a un lavoratore, che arrotonda collaborando in via del tutto occasionale con un’altra azienda, nei ritagli di tempo.

Le prestazioni occasionali sono soggette, tuttavia, a limiti normativi, al fine di evitare abusi, in quanto sono sgravate dal versamento dei contributi previdenziali. I limiti sono di 2 tipi. Il primo è temporale: il collaboratore non può svolgere una o più prestazioni occasionali nei confronti del medesimo committente per un periodo superiore ai 30 giorni lavorativi nell’arco dell’anno solare.

Egli può, però, collaborare con più committenti, superando complessivamente il tetto dei 30 giorni. L’importante è che esso non venga oltrepassato rispetto a ogni singolo committente. Dunque, se ipotizziamo di svolgere prestazioni occasionali vari con 5 soggetti committenti diversi durante l’anno, possiamo arrivare fino a un massimo di 150 giorni lavorativi, ossia di 30 al massimo per ciascuno dei 5 committenti.

Un altro limite è, invece, di tipo reddituale. Il collaboratore non può percepire complessivamente nell’anno solare compensi da prestazioni occasionali superiori a complessivi a 5000 euro netti. Attenzione: in questo caso, il limite vale in generale. Nell’esempio di cui sopra, il collaboratore sarà tenuto a percepire in tutto non oltre la somma indicata all’anno, considerando tutti e cinque i committenti. Visto che i compensi derivanti dalle prestazioni occasionali sono sottoposte a una ritenuta d’acconto del 20% ai fini Irpef, ciò implica che il tetto massimo netto sarà di 5000 euro all’anno.

Superato questo limite reddituale, la prestazione potrà ugualmente avere luogo, ma non sarà più trattata fiscalmente come occasionale, ma rientra nei casi delle cosiddette collaborazioni a progetto o ex co.co.co., anche se la materia è stata di recente oggetto di riordino e si prevede una stringente limitazione di queste tipologie contrattuali.

Il collaboratore è così tenuto a segnalare al committente che il compenso pattuito per la prestazione farà scattare il limite annuo dei 5000 euro netti. Sarà facoltà del secondo accettare la prosecuzione della collaborazione, che andrà nel caso sottoposta al versamento dei contributi previdenziali per la parte eccedente il tetto massimo, dopo apposita iscrizione del collaboratore alla Gestione Separata dell’Inps.

Risulta essere quindi importante rispettare i limiti previsti.