Chi svolge un’attività di lavoro autonomo occasionale deve considerare i compensi percepiti anche ai fini della dichiarazione dei redditi. Queste somme, infatti, non sono fiscalmente esenti per il solo fatto che l’attività viene svolta occasionalmente o che i compensi rimangono sotto 5.000 euro.
È però necessario distinguere il lavoro autonomo occasionale dalle prestazioni gestite attraverso PrestO e Libretto Famiglia. I due sistemi hanno un trattamento fiscale differente: i compensi del lavoro autonomo occasionale concorrono normalmente alla formazione del reddito imponibile, mentre quelli percepiti tramite gli strumenti INPS disciplinati dall’articolo 54-bis del Decreto Legge 50/2017 sono esenti da imposizione fiscale.
Prima di affrontare gli aspetti dichiarativi è quindi importante individuare correttamente il tipo di prestazione svolta. Le differenze sono spiegate nella guida su come funziona la prestazione occasionale.
Indice
Il lavoro autonomo occasionale deve essere dichiarato?
I compensi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente rientrano tra i redditi diversi previsti dall’articolo 67, comma 1, lettera l), del TUIR.
Questo significa che il lavoro autonomo occasionale non beneficia di una generale esenzione fiscale. I redditi percepiti devono essere considerati insieme agli eventuali altri redditi del contribuente per determinare l’IRPEF dovuta, salvo che ricorrano le specifiche condizioni di esonero dalla presentazione della dichiarazione previste dalla normativa.
Non bisogna quindi confondere tre concetti differenti:
- il carattere occasionale dell’attività;
- la soglia contributiva di 5.000 euro prevista ai fini della Gestione Separata INPS;
- le condizioni che possono consentire l’esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi.
Si tratta di regole diverse, che non devono essere sovrapposte.
I 5.000 euro sono una soglia fiscale?
No. Il limite di 5.000 euro non rappresenta una soglia di esenzione dall’IRPEF e non stabilisce se un compenso debba essere indicato nella dichiarazione dei redditi.
Nel lavoro autonomo occasionale i primi 5.000 euro annui costituiscono una franchigia ai fini dell’obbligo contributivo alla Gestione Separata INPS.
Di conseguenza, un prestatore che percepisce 3.000 euro di compensi occasionali non può concludere, per il solo fatto di essere sotto 5.000 euro, che tali somme siano fiscalmente irrilevanti.
Allo stesso modo, superare 5.000 euro non significa che sui primi 5.000 euro non siano dovute imposte. Il superamento della soglia produce principalmente conseguenze sul piano previdenziale.
Il funzionamento della franchigia è spiegato nell’approfondimento sui limiti della prestazione occasionale.
Come vengono tassati i compensi del lavoro autonomo occasionale
Il reddito derivante dal lavoro autonomo occasionale concorre alla formazione del reddito complessivo del contribuente e viene assoggettato all’IRPEF secondo le regole applicabili al periodo d’imposta interessato.
Non esiste quindi un’imposta separata del 20% sulla prestazione occasionale.
Il 20% che viene spesso trattenuto al momento del pagamento è una ritenuta d’acconto: costituisce un anticipo dell’imposta personale del prestatore e non necessariamente l’imposta definitiva dovuta sul compenso.
In sede di dichiarazione vengono considerati il reddito complessivo, le detrazioni spettanti, le eventuali spese ammesse e le ritenute già subite. Dal calcolo può quindi risultare un’ulteriore imposta da versare oppure un credito.
Come funziona la ritenuta d’acconto nella dichiarazione
Quando il committente è un soggetto tenuto a operare come sostituto d’imposta, sui compensi di lavoro autonomo occasionale viene normalmente applicata una ritenuta d’acconto del 20%.
Supponiamo, per esempio, che il prestatore riceva un compenso lordo di 1.000 euro. Se l’intero importo è soggetto alla ritenuta del 20%, il committente trattiene 200 euro e versa al prestatore 800 euro.
I 200 euro trattenuti non rappresentano necessariamente l’imposta finale sulla prestazione. Nella dichiarazione dei redditi vengono riconosciuti come ritenute già versate a nome del contribuente e vengono sottratti dall’imposta risultante dalla dichiarazione.
Se il contribuente ha subito ritenute superiori all’imposta effettivamente dovuta, può quindi emergere un credito.
Per approfondire il meccanismo è possibile consultare la guida sulla ritenuta d’acconto sulla prestazione occasionale.
Sotto 4.800 euro bisogna presentare la dichiarazione?
La soglia di 4.800 euro viene spesso utilizzata in modo improprio come se rappresentasse un’esenzione generale per le prestazioni occasionali.
L’importo è collegato alla disciplina della detrazione prevista per determinati redditi, tra cui quelli derivanti dal lavoro autonomo non esercitato abitualmente, e può assumere rilievo anche ai fini delle condizioni di esonero dalla presentazione della dichiarazione.
Questo non significa però che qualsiasi persona che percepisce meno di 4.800 euro di lavoro autonomo occasionale possa automaticamente evitare la dichiarazione.
Occorre considerare la situazione fiscale complessiva del contribuente, compresi gli eventuali altri redditi percepiti, e verificare le condizioni di esonero previste dalle istruzioni relative all’anno interessato.
La soglia di 4.800 euro, inoltre, non impedisce al sostituto d’imposta di applicare la ritenuta d’acconto al momento del pagamento.
Se il contribuente si trova in una situazione nella quale non sarebbe obbligato a presentare la dichiarazione ma ha subito delle ritenute, può essere comunque conveniente presentarla per verificare e recuperare l’eventuale credito d’imposta.
Prestazione occasionale con altri redditi
Quando il prestatore percepisce anche altri redditi, quelli derivanti dal lavoro autonomo occasionale entrano normalmente nel calcolo complessivo dell’IRPEF.
È il caso, per esempio, di un lavoratore dipendente che, oltre allo stipendio, abbia ricevuto durante l’anno un compenso per un’attività autonoma occasionale.
Il compenso occasionale non viene tassato autonomamente al 20%. Viene invece considerato insieme agli altri redditi nella determinazione dell’imposta personale, mentre la ritenuta d’acconto eventualmente già subita viene sottratta dall’imposta dovuta.
Per questo motivo la presenza di uno stipendio, di una pensione o di altri redditi può modificare il risultato fiscale rispetto al caso di una persona che abbia percepito esclusivamente un piccolo reddito da lavoro autonomo occasionale.
Quale importo della prestazione occasionale va dichiarato?
Per il lavoro autonomo occasionale assume rilievo quanto effettivamente percepito nel periodo d’imposta.
Se, per esempio, un’attività viene svolta nel dicembre 2025 ma il compenso viene effettivamente pagato nel gennaio 2026, la somma appartiene, ai fini di questa tipologia di reddito, al periodo d’imposta 2026 e sarà quindi considerata nella dichiarazione relativa a tale anno.
È per questo importante conservare non soltanto il contratto o la lettera di incarico, ma anche la ricevuta della prestazione occasionale e la documentazione relativa al pagamento.
Si possono sottrarre le spese sostenute?
La determinazione del reddito derivante dal lavoro autonomo occasionale tiene conto anche delle spese specificamente inerenti alla produzione del reddito.
Non è però possibile sottrarre qualsiasi spesa personale o genericamente collegata alla propria attività.
Deve esistere un collegamento specifico tra la spesa sostenuta e la prestazione che ha prodotto il reddito, ed è necessario poterla documentare. Le istruzioni fiscali prevedono inoltre che le spese indicate non possano superare i relativi corrispettivi.
Supponiamo, per esempio, che un prestatore abbia percepito 3.000 euro per un incarico occasionale e abbia sostenuto 200 euro di spese specificamente inerenti e documentabili per produrre quel reddito. Ai fini della determinazione del reddito diverso potranno essere considerati sia il compenso percepito sia le spese ammesse, secondo le modalità previste dal modello dichiarativo.
Come indicare la prestazione occasionale nel Modello 730
Nel Modello 730/2026, relativo ai redditi percepiti nel 2025, i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente sono indicati nel Quadro D – Altri redditi.
In particolare, il riferimento è il rigo D5, utilizzando il codice previsto per i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente.
Nella compilazione devono essere considerati:
- i compensi percepiti;
- le eventuali spese specificamente inerenti ammesse in deduzione;
- le ritenute d’acconto subite.
Le indicazioni devono essere verificate ogni anno perché struttura, codici e numerazione dei modelli possono essere modificati. Le istruzioni aggiornate sono disponibili nella sezione dell’Agenzia delle Entrate dedicata al Quadro D e agli altri redditi.
Come indicare la prestazione occasionale nel Modello Redditi PF
Chi presenta il Modello Redditi Persone Fisiche utilizza invece il Quadro RL dedicato agli altri redditi.
Nel Modello Redditi PF 2026, i compensi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente vengono indicati nel rigo RL15. Nello stesso quadro vengono considerate le eventuali spese specificamente inerenti, mentre le ritenute d’acconto relative a questi redditi confluiscono nel rigo RL20.
Anche in questo caso è necessario fare riferimento alle istruzioni del modello relativo all’anno di dichiarazione, perché la collocazione dei dati può essere modificata negli anni successivi.
Le informazioni sui modelli disponibili e sulle modalità di presentazione possono essere consultate nella sezione Redditi Persone Fisiche dell’Agenzia delle Entrate.
Certificazione Unica e prestazione occasionale
Quando il compenso viene corrisposto da un sostituto d’imposta, il prestatore riceve normalmente la Certificazione Unica relativa ai compensi di lavoro autonomo occasionale e alle ritenute effettuate.
La Certificazione Unica è un documento importante per controllare gli importi da riportare nella dichiarazione.
I dati trasmessi dal sostituto d’imposta all’Agenzia delle Entrate possono inoltre essere presenti nella dichiarazione precompilata. È comunque opportuno verificare che i compensi e le ritenute indicati corrispondano alla documentazione in possesso del contribuente.
Se nell’anno sono state svolte prestazioni per più committenti, devono essere considerate tutte le certificazioni ricevute.
Cosa succede se il committente è un privato
Quando la prestazione di lavoro autonomo occasionale viene svolta nei confronti di un privato che non opera come sostituto d’imposta, sul compenso non viene normalmente applicata la ritenuta d’acconto.
Questo non rende però il reddito esente.
Il prestatore riceve il compenso senza la trattenuta del 20%, ma deve comunque tenerne conto ai fini della dichiarazione dei redditi quando ne ricorrono i presupposti.
La presenza o l’assenza della ritenuta riguarda quindi il modo in cui l’imposta viene anticipata, non la natura imponibile del reddito.
Esempio di prestazione occasionale nella dichiarazione dei redditi
Consideriamo un prestatore che durante l’anno abbia ricevuto un compenso lordo di 3.000 euro per un lavoro autonomo occasionale da un committente sostituto d’imposta.
Supponendo che sul compenso sia stata applicata una ritenuta del 20%, il committente avrà trattenuto 600 euro e il prestatore avrà ricevuto 2.400 euro.
Se il prestatore ha inoltre sostenuto 200 euro di spese specificamente inerenti alla produzione di quel reddito e correttamente documentate, nella dichiarazione saranno considerati il compenso percepito, le spese ammesse e i 600 euro di ritenute già subite.
Il risultato finale non consiste semplicemente nell’applicare il 20% ai 3.000 euro. L’imposta effettivamente dovuta dipenderà dalla situazione fiscale complessiva del contribuente.
PrestO e Libretto Famiglia devono essere dichiarati?
Il trattamento è diverso per i compensi percepiti attraverso il Contratto di prestazione occasionale PrestO e il Libretto Famiglia disciplinati dall’articolo 54-bis del Decreto Legge 50/2017.
La normativa stabilisce espressamente che i compensi percepiti dal prestatore attraverso questi strumenti sono esenti da imposizione fiscale.
Non devono quindi essere confusi con i compensi derivanti dal normale lavoro autonomo occasionale, che costituiscono redditi diversi imponibili.
Per PrestO e Libretto Famiglia l’INPS gestisce attraverso la propria piattaforma anche gli aspetti relativi alla contribuzione previdenziale e alla copertura assicurativa previsti dalla specifica disciplina.
Per approfondire caratteristiche e limiti dei due strumenti è possibile consultare la guida INPS sulle prestazioni occasionali, PrestO e Libretto Famiglia.
PrestO e lavoro autonomo occasionale hanno quindi regole fiscali diverse
La differenza può essere riassunta in modo semplice.
- I compensi del lavoro autonomo occasionale rientrano generalmente tra i redditi diversi e concorrono alla determinazione del reddito imponibile.
- I compensi percepiti tramite PrestO e Libretto Famiglia sono invece esenti da imposizione fiscale per espressa previsione dell’articolo 54-bis.
- La soglia di 5.000 euro del lavoro autonomo occasionale riguarda la contribuzione alla Gestione Separata e non rappresenta un’esenzione fiscale.
- La soglia di 4.800 euro non deve essere interpretata come un’esenzione automatica per qualsiasi prestatore, ma va valutata nell’ambito delle detrazioni e delle condizioni di esonero dalla dichiarazione.
Quali documenti conservare
Chi svolge lavoro autonomo occasionale dovrebbe conservare la documentazione che permette di ricostruire correttamente quanto percepito e quanto già versato a titolo di imposta.
In particolare, è utile conservare:
- le ricevute rilasciate ai committenti;
- le Certificazioni Uniche ricevute;
- la documentazione dei pagamenti;
- le ricevute e le fatture relative alle eventuali spese specificamente inerenti alla produzione del reddito;
- il contratto o la lettera di incarico, quando predisposti.
In presenza di più prestazioni o di più committenti è opportuno tenere un riepilogo annuale dei compensi effettivamente incassati, delle ritenute subite e delle spese documentate.
Quando conviene presentare la dichiarazione anche se non è obbligatoria
Essere esonerati dall’obbligo di presentare la dichiarazione non significa necessariamente che sia conveniente non presentarla.
Un caso tipico è quello del prestatore che ha percepito un reddito contenuto ma ha subito la ritenuta d’acconto del 20%. Se, considerando la sua situazione complessiva e le detrazioni spettanti, l’imposta effettivamente dovuta risulta inferiore alle ritenute già versate, dalla dichiarazione può emergere un credito.
Prima di rinunciare alla presentazione è quindi opportuno verificare non soltanto se esiste un obbligo dichiarativo, ma anche quale sarebbe il risultato della liquidazione.
Come gestire correttamente la prestazione occasionale nella dichiarazione
Il primo passaggio consiste nel verificare se il compenso deriva realmente da lavoro autonomo occasionale oppure da PrestO o Libretto Famiglia, perché il trattamento fiscale è differente.
Per il lavoro autonomo occasionale bisogna poi considerare i compensi effettivamente percepiti nell’anno, le eventuali spese specificamente inerenti e documentate e le ritenute d’acconto risultanti dalle Certificazioni Uniche.
La presenza di compensi inferiori a 5.000 euro non consente di escluderli automaticamente dalla dichiarazione e neppure la soglia di 4.800 euro deve essere utilizzata senza valutare il resto della situazione fiscale del contribuente.
Quando sono presenti altri redditi, più committenti, spese di importo rilevante o situazioni non immediatamente riconducibili ai casi ordinari, è opportuno verificare i dati utilizzando le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate relative all’anno interessato o rivolgersi a un professionista abilitato.